I colori del bianco e nero

Chissà perché quando si parla di “arte in bianco e nero”, viene subito in mente l’arte fotografica… Anche facendo una ricerca su Google, digitando le parole “arte”, “bianco” e “nero”, i primi risultati riguardano la fotografia.

Innegabile, gli scatti fotografici hanno il loro grande fascino, ma noi oggi vogliamo concentrarci su un altro tipo di arte in bianco e nero, trascurata e un po’ bistrattata ovvero l’arte pittorica.

L’arte in bianco e nero

Forse perché considerato di più “facile” realizzazione o forse per ragioni storiche e culturali, di quadri in bianco e nero se ne contano davvero pochi, se non nel caso in cui l’artista ne abbia scelto il loro utilizzo per una ragione specifica. Per esempio, Picasso utilizzò solo il bianco e il nero per dipingere Guernica per rendere la tela quasi monocromatica e conferire all’opera ancora più drammaticità. 

Il nero, questo sconosciuto

Il perché, forse, ha le sue ragioni. Facendo un salto indietro nel tempo, in passato il colore nero era chimicamente difficile da ottenere, per questo in pittura lo si adoperava soltanto in piccole quantità, ricorrendo a prodotti molto costosi; i neri che venivano invece ottenuti con residui di fumi, non erano né densi né stabili: ciò, probabilmente, spiega perché sino alla fine del Medioevo il nero sia così poco presente nei quadri.

Tornando a (quasi) i giorni nostri, la ragione per cui nel XIX secolo, invece, il nero scompare dai quadri sembra essere ben diversa. Verso la metà del secolo, infatti, il nero diventa onnipresente nella vita quotidiana della gente comune: siamo all’inizio della seconda Rivoluzione Industriale, è l’epoca del carbone, delle ferrovie, delle ciminiere e poi dell’acciaio e del petrolio, l’epoca in cui anche il paesaggio urbano cambia profondamente, l’orizzonte si trasforma facendosi sempre più scuro e cupo. Ecco, forse, spiegato perché gli artisti sembrano mettere al bando il nero nei loro quadri.
I pittori, infatti, sono stati i primi a rivoltarsi all’onnipresenza del nero, mettendo in atto una sorta di rivoluzione silenziosa, si schiariscono le tavolozze e si imitano i colori della natura; gli Impressionisti e i post impressionisti poi, portano alla ribalta colori luminosi che non lasciano alcuno spazio al nero.

Bianco e nero: una scelta comunicativa

Venendo ad oggi, le cose non cambiano poi molto: sono davvero pochi gli artisti che dipingono in bianco e nero. Forse perché, già scegliendo solo questi due colori, si compie una scelta di comunicazione. Il bianco e il nero nell’arte hanno il potere di generare un’immediata tensione, di comunicare senza necessità di ulteriori intermediari che non siano se stessi.

Ma è proprio su questo che vogliamo far posare la vostra attenzione: ciò che porta a NON scegliere il bianco e nero è anche ciò che porta a sceglierlo.

Il bianco e nero concentra l’attenzione di chi osserva solo sul soggetto rappresentato.

Prendiamo un ritratto, per esempio: con la scelta del monocromatico, lo sguardo si concentra su dettagli quali l’inclinazione del volto, l’atteggiamento del soggetto, la posizione delle mani e del corpo. Il colore, invece, porterebbe il fruitore a notare gli aspetti cromatici (un abito dai colori vistosi, i colori dell’ambiente circostante e altro), mentre il bianco e nero concentra l’attenzione solo su pochi elementi.

Il bianco e nero conferisce alle opere emozioni reali e senza veli

Non solo: scegliere il bianco e nero permette, a nostro avviso, di indagare l’anima del soggetto rappresentato, in alcuni casi in maniera più emozionale e approfondita di quanto faccia la scelta dei colori.  Questo è reso possibile anche dell’importanza che, nel caso di un quadro monocromatico, acquistano luci e ombre. La scelta del gioco tra questi due aspetti determina ciò che si vuole comunicare: per esempio, se le zone di oscurità sono contrapposte alle zone di luce, o se si sceglie una luce morbida o di taglio, cambiano le connotazioni che si danno al ritratto.

Il rapporto tra bianchi e neri e il controllo di luci e ombre aiutano l’artista a ottenere gli effetti di senso che vuole trasmettere 

Togliere colore, per dare colore

Togliere il colore, infine, non è una perdita di informazioni. Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine: se un ritratto a colori rischia di essere troppo realistico, lasciando poco spazio all’immaginazione, il bianco e nero risulta, invece, più evocativo proprio perché sottrae un dato visivo.

E alla fine, ciò che non c’è, ovvero i colori, si dipinge nella mente dell’osservatore, che si lascia andare alla comprensione delle emozioni e all’immaginazione del vissuto del soggetto rappresentato, come se quell’opera fosse piena zeppa di colori.

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